In Tutto è calcolato i passi in avanti si fanno sentire, almeno rispetto a Promemoria, l’estratto dal loro EP precedente.
La voce piuttosto calda e roca di Dario Ble è il punto da cui partire per aspirare ad emergere nel mare schiumoso del rock italiano.
Per quanto qualcuno si sia accorto di qualche rimando agli Oasis, c’è poco da criticare, soprattutto in considerazione del fatto che i rockers britannici poco hanno da insegnare quanto a originalità dei loro pezzi. L’intro è difatti simile a The importance of being idle, che a sua volta è simile a un centinaio di altri brani stranieri e non. Lasciando stare i ricorsi storici, vediamo di analizzare il brano della band italiana.
Per quanto lacunoso in tecnica e variazioni, il timbro e la grinta sono apprezzabili. Quello che non va è la totale assenza di idee nuove, il suono di chitarra piatto e senza personalità e la mancanza di spinta da parte della sessione ritmica.
Intendiamoci, fa piacere ascoltare di tanto in tanto un rock schietto e senza fronzoli, con l’inusuale ritorno ai solo strumentali, oramai in disuso (maledette majors).
E’bello vedere anche la sintonia del gruppo che, nel video, mostra ottima grinta e dedizione.
Meno bello è sentire sempre i soliti suoni, poco ricercati, il falsetto e il gutturale alla Modà inseriti un po’ forzatamente. Dal punto di vista vocale Dario può dare molto di più, lo si intuisce. Senza dover ricorrere a soluzioni timbriche oramai noiose (almeno per il sottoscritto). Mi era piaciuto di più il roco cantilenare in Promemoria.
Il temutissimo schema Intro-strofa-ritornello ritorna a spaventare il recensore. Se non fosse per i due soli di chitarra suonati peraltro ad un volume troppo basso ( a proposito: occhio al bending), la canzone scivolerebbe pericolosamente in monotonia.
Passando al video, pochi appunti da fare. Carina la scelta della storia e l’attenzione ai dettagli e alle singole scene girate, non male il desaturato e le parti montate in reverse. Avrei optato per un montaggio più veloce e cadenzato e senza quei lunghissimi titoli finali. Ma come detto, il gruppo si comporta bene ed è piuttosto spigliato.
Dare fondo alle energie e alla creatività, trovare nuove e più avvolgenti sonorità per le chitarre, variare maggiormente la ritmica. Cosucce che spesso arrivano con l’esperienza, ma a volte non arrivano mai. E The Black spot deve raggiungerle se non vuole che la macchia sia indelebile.
Buon lavoro ragazzi.
Ti ringrazio ancora